PROVINCIA DEL FERMANO

 FERMO

LA VILLA VINCI

Descrizione

Il parco che circonda Villa Vinci si estende per oltre un ettaro e mezzo e sorge su un pianoro, sorretto da un roccione di tufo.

Il muro di cinta presenta sul piazzale del Girfalco una triplice cancellata d’ingresso, con due portoncini laterali, suddivisa da pilastri su cui poggiano vasi con agavi: il piazzale antistante la facciata principale è caratterizzato da due vaste aiuole circolari di “Salvia splendens” (una terza identica aiuola è posta sul retro della casa ed è visibile, con accorta scenografia, attraverso l’androne) che con i loro toni accesi ben si armonizzano con il colore della realizzata in cotto.

Due piramidi invasate di rincospermo, collocate fra una colonna portante e l’altra, su cui è incorporato un balcone aggettante, ornano la facciata. Da tale balcone si sono affacciati ospiti illustri della città: Giuseppe Garibaldi (17 gennaio 1849), Pio IX (16 maggio 1857), l’allora Principe Umberto, poi Re Umberto I (22 maggio 1863), Giosuè Carducci (19 giugno 1876), Felice Cavalletti (1 settembre 1894), l’allora Principe Umberto, poi Umberto II (6 luglio 1925).

Il lato destro del piazzale è ornato da un boschetto di alloro, ravvivato da cespugli di ibiscus bianchi e sanguigni.

Sulla sinistra un largo viale dove sorgono alcune conifere, una piantata di lecci e piante di oleandri e rododendri conduce alla zona meridionale che accoglie un tipico giardino all’italiana, con al centro una vasca ovale contenente rigogliose ninfee. Il suo assetto risale ad una ristrutturazione operata nel 1946 all’indomani della seconda Guerra Mondiale (il piazzale era risultato seriamente danneggiato dalla prolungata presenza di truppe straniere che durante le vicende belliche si erano via via succedute ad occuparlo) a cura dell’architetto fiorentino Pietro Porcinai, considerato, a giusto titolo, un caposcuola dell’architettura del giardino e del paesaggio. Varie aiuole, fiorite con rose, begonie, dalie e petunie, formano un gradevole completamento a riquadri di prato delimitati da pregiate piante di bosso.

In un angolo del piazzale, contro il muro di cinta, s’innalza una piccola edicola che veniva utilizzata dai frati cappuccini per le loro meditazioni. Al termine dell’ultima Guerra, i proprietari ricavarono al suo interno, per grazie ricevute, una grotta con una statua della Madonna di Lourdes.

Lungo il lato meridionale del piazzale corre un lungo muretto basso in mattoni (delimitato alle due estremità da due grandi cimieri in pietra) che, a mo’ di ringhiera, sembra trasformare questo armonico giardino all’italiana in un grandioso balcone: da esso infatti si gode una vista superba sulle vallate dei fiumi Tenna ed Ete e lo sguardo può spaziare, lungo l’estensione del tipico panorama marchigiano, dall’Adriatico alla collina di Monterubbiano fino alla catena dei Monti Sibillini e agli altri monti dell’Appennino (nelle giornate limpide esso può giungere fino alla Maiella e al Gran Sasso). Al di sotto del muretto si estende, a un livello inferiore, un piccolo ma grazioso frutteto (con piante di mandorle, pesco e ciliegio), anch’esso realizzato dall’architetto Porcinai.

Nel fondo, attraverso un varco, su un muro che si diparte dalla casa, sormontato da un architrave e due capitelli intagliati, si accede alla parte di giardino che si trova sul retro dell’edificio. Essa, di ben maggiore dimensioni, presenta caratteristiche completamente diverse; da un lato, infatti, sorgono, in forma quasi selvaggia, svariati boschetti di alloro, attraversati e collegati da vialetti e camminamenti; dall’altro, vi sono alcune estensioni di prato all’inglese, che infondono all’ambiente un carattere di pacata serenità. Nel fondo, in armonica sintesi scenografica, si erge un tempietto classicheggiante, con copertura a cupola semisferica, preceduto da un pronao tetrastilo, al quale si accede con una piccola scalinata e che sul retro è munito di un terrazzino. A ridosso della facciata posteriore della casa si apre un ampio e arioso piazzale inghiaiato ai cui bordi vi sono alcune aiuole di fiori (bocche di leone, agatee, ageratum, etc.), e un piccolo appezzamento coltivato con piante di rose di diverse qualità e tonalità. Esso è delimitato da un possente trave di alloro sul quale la sapiente abilità dei giardinieri ha ricavato un’apertura a volta, a forma di piccolo tunnel, che conduce ad un’ombrosa piazzola adornata da una cisterna in mattoni (l’antica “neviera”, cosiddetta perché in passato, in assenza di acque sorgive, si alimentava durante la stagione invernale con il frutto delle abbondanti nevicate). Dal lato opposto, un’alta e annosa spalliera di glicine, che congiunge l’edificio principale ad una costruzione più piccola, munita di un grazioso loggiato, funge da quinta ad un cortile interno, lastricato in mattoni, con al suo centro un pozzo per la raccolta delle acque piovane, di forma ottagonale, su cui poggia una robusta impalcatura di ferro con la sua carrucola. Il cortile è arricchito da grandi vasi in cotto con floride piante di limoni e altre piante ornamentali, nonché da piante rampicanti di convolvolo.

L’intero giardino che si stende sul pianoro sito al medesimo livello della casa, è circondato da un rigoglioso parco (comunemente chiamato “il bosco”) che, lungo i suoi pendii, spinge i suoi confini, scoscesi e delimitati da gigantesche agavi, fino a raggiungere il dirupo che costeggia la cosiddetta “Strada Nuova” (in realtà Via Vittorio Veneto), una delle principali arterie del traffico cittadino. Dal viale principale del “bosco”, che lo percorre da un lato all’altro con andamento a ferro di cavallo e offre una gradevole passeggiata sotto riposanti e ombrose cupole verdi, si apre un “belvedere” da cui si godono artistici scorci sugli antichi tetti della città sottostante.

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