PROVINCIA DEL FERMANO

 FERMO

PALIO DELL'ASSUNTA

logocavalcata1.1.gif (41197 byte)Le dieci contrade

contrade storiche

  stem-castello1.1.gif (11032 byte)Castello  stem-pila1.1.gif (11888 byte) Pila   stem-campolege1.1.gif (10695 byte)  Campolege stem-fiorenza1.1.gif (12824 byte)Fiorenza  stem-sanbartolomeo1.1.gif (10806 byte)San Bartolomeo      stem-sanmartino1.1.gif (9054 byte)San Martino

contrade   foranee

Torre di Palme          Campiglione          Molini Girola           Capodarco

stem-torrepalme1.1.gif (9906 byte)        stem-campiglione1.1.gif (11102 byte)     stem-molinigirola1.1.gif (8894 byte)   stem-capodarco1.1.gif (10255 byte)

 

 

 

Le origini della festa

A partire dal 998 d.C. è ripetutamente attestata dai documenti l'esistenza a Fermo  della "Festa dell'Assunta" da celebrarsi ogni anno il giorno 15 di agosto.
A Maria Vergine Assunta in cielo, patrona e protettrice della città e dell'arcidiocesi, era da tempo immemorabile dedicata la Cattedrale di Santa Maria in Castello. La solenne processione religosa, che dalla Chiesa di Santa Lucia saliva alla Cattedrale, e alla quale fu data posteriormente il nome di "Cavalcata", è ampiamente illustrata in una splendida miniatura contenuta nel "Messale de Firmonibus", codice pergamenaceo realizzato nel 1436 per conto del vescovo Giovanni IV de Firmonibus.
Alla Cavalcata partecipavano le magistrature della città, i notabili con la loro corte, le rappresentanze di arti e mestieri, le delegazioni degli ottanta castelli soggetti all'antico Stato che offrivano anche il loro palio. Tutti portavano offerte in denaro e in natura, soprattutto cera; i cittadini del Porto di Fermo, vestiti di broccato, potevano introdurre in cattedrale la tipica barca, mentre gli osti recavano una taberna in miniatura piena di doni. Chiudevano il corteo i vicari dei castelli, in sella a cavalli

 

palioantico1.jpg (34121 byte)     palioantico2.jpg (50249 byte)    palioantico3.jpg (40359 byte)

 

 

E' del 1182 il primo documento che parla dell'obbligo di offrire un palio da parte dei castelli (e in quel caso erano i castelli di Monterubbiano, Montotto e Cuccure). La Cavalcata aveva dunque una valenza anche politica oltreché religiosa, in quanto era il momento principale in cui Fermo mostrava tutta la sua potenza e il comando sul territorio.
Gli Statuti di Fermo, risalenti al Duecento e dati alle stampe nel Cinquecento dopo alcune modifiche, dettavano le norme per lo svolgimento della solennità e delle manifestazioni accessorie (corsa dei cavalli al palio, il giuoco dell'anello, la giostra del toro, la spada stora e la quintana) che sono tra le più antiche d'Italia e precedenti a tutte quelle delle regioni limitrofe. La documentazione, cospicua ed ininterrotta dal sec. X al XIX, è contenuta negli archivi storici del Comune e dell'Arcivescovado.

La pagina miniatapagina miniata (riproduzione)

    Quando nel 1436 Giovanni di maestro Ugolino da Milano, abitante a Fermo in Contrada San Bartolomeo, verga di sua mano la pagina miniata del Messale de Firmonibus con la rappresentazione della Cavalcata in onore dell'Assunta, ha inequivocabilmente lo scopo di esaltare la patrona fermana nel giorno della sua festa. Vivendo quel momento fatidico e ricorrente di un'estate del tardo Medioevo egli fissa con i suoi occhi la gioia del popolo, ode con le sue orecchie le nenie delle ciaramelle e il ciondolante ritmo dei tamburi lignei e pellicei, è frastornato dall'incalzante e sconfinato risuonare delle campane di Santa Marta in Castello: l'irrefrenabile tumulto dì folla spinge in alto verso il Girfalco la gloria e la fede, l'orgoglio e l'umiltà della città unita nell'abbraccio materno e protettivo della Vergine.

    Nel chiasso assordante, poco distante dall'istintivo accalcarsi ai piedi della taberna carica di doni, con il maestro di cerimonia che briga con la sua asta argentea per ristabilire l'ordine, i bambini di strada nudi fanno cavalluccio e precorrono l'eccitante momento che segue al calare del canapo.
Là, sotto l'ancestrale e turrito colle Sabulo, all'ombra dell'azzurrino marmo d'Istria della Cattedrale, avanza il variopinto corteo e già minaccioso si profila il Palazzo del Girofalco, benché rosato di laterizi cotti e trapunto di aperture traforate, sopra il prato fiorito di senecioni e di fàrfare. Mentre le tubicine sferzano l'aria di taglienti e reiterati squilli e gli armigeri sembrano nascondere il già leggero armamento confondendosi tra la folla, si avverte che non è giorno di guerra, non è il momento della ronda: è franchigia, libertà pura, vivere all'aperto senza finzioni e costrizioni.

Questo e altro ancora il nostro provvido maestro Vanni ci ha immortalato affinché la memoria non muoia, ma si rinnovi di anno in anno, fervida di entusiasmo cittadino e rigeneratrice di anelito religioso.

Massimo Temperini

PALIO DELL'ASSUNTA 2001